Intervista Dampyr

Il veterano delle tenebre

Il quinto Maxi Dampyr è alle porte, dopo aver intervistato lo sceneggiatore Giovanni Di Gregorio, è il momento del disegnatore Corrado Roi.

Gianmaria Contro a tu per tu con Corrado Roi, colonna portante di Dylan Dog prestata a Dampyr per disegnare il quinto Maxi Dampyr, in edicola il 30 luglio.

Saldo come una roccia, stakanovista infaticabile, Roi – oltre a essere un indiscusso Maestro del disegno – è anche quel che si dice “una garanzia”. Hai per le mani una storia lunga e complessa, un “balenottero” come il quinto Maxi Dampyr? Dallo a lui e la sua china lo scioglierà, lo farà morbido e volatile, scorrevole come un buon assolo di violino. A dispetto del solido e disincantato professionismo che talvolta gli piace esibire, Corrado è infatti l’autore bonelliano che forse più di ogni altro sa mutare una storia in una “atmosfera”, una sceneggiatura in un “sogno”... Proviamo a scoprire come fa.

Caro Corrado, da quanto tempo lavori per la Bonelli?

Così a spanne, saranno quasi trent’anni...

Ne hai visti di personaggi...

Ogni tanto mi metto a fare il conto delle testate che mi mancano, non sono mica tante! Ho lavorato per Mister No, Martin Mystère, Julia, Brendon, Magico Vento, Dylan Dog...

Già, l’Indagatore dell’Incubo è probabilmente il tuo “compagno di strada” più invadente. Poi è arrivato pure Dampyr... ma, toglici una curiosità: a te l’horror piace?

È difficile da dire, perché in realtà il punto di vista del disegnatore è molto particolare, molto diverso da quello del soggettista. Immagina di avere un centinaio di tavole da realizzare... quante sono le vignette veramente “horror” che ti ritroverai a illustrare? Quante le sequenze in cui Dylan va a Scotland Yard, al pub, a un matrimonio?... Alla fine è più che altro una questione di tecnica, di continuità. Quel che è importante, secondo me, è garantire la qualità del racconto, produrre qualcosa che risulti piacevole per il lettore, che rispetti le sue aspettative.

Quindi, non sei uno che ama immedesimarsi con i personaggi.

Francamente, direi di no. Molti miei colleghi lo fanno, gli viene spontaneo, e probabilmente li aiuta nel portare avanti il lavoro... Per certi versi è invidiabile. Io non riesco a mantenermi in sintonia così profondamente, se non per qualche decina di tavole. Poi il “mestiere” prende il sopravvento.

Eppure, il tuo stile – così ricco di chiaroscuri, di ombre sfuggenti – richiama molto da vicino i caratteri dell’immaginazione “gotica”. Vengono in mente anche certi film dell’Espressionismo tedesco...

Sì, sicuramente c’è un’affinità di fondo, ma è più che altro una questione di “gusto”, una scelta grafica, non una preferenza per questo o quell’altro “genere”. E poi, che cos’è “horror”? Il cinema dei “castelli & vampiri” degli anni Sessanta o lo splatter degli anni Ottanta? I fantasmi o gli zombi che sono tornati di moda in questi ultimi anni? Sono cose molto diverse...

E Dampyr? Come ti sei trovato lavorando su questo Maxi?

Bene, direi. Dampyr è un personaggio molto curato, documentato... soprattutto per quel che riguarda le “scenografie”, le ambientazioni delle sue avventure. Rischiava di essere un lavoraccio! Ma la sceneggiatura di Di Gregorio – che ha i tratti di un Fantasy – mi ha concesso molta libertà.

A proposito di Di Gregorio (e di libertà). Lui è un tipo piuttosto irrequieto, grande viaggiatore. E tu? Che tipo sei?

Viaggiare... e chi ha il tempo? Io sono sempre qui, chino sul tavolo da disegno!... Comunque, scherzi a parte, mi reputo fondamentalmente un sedentario, ma forse dipende anche dal fatto che ho il privilegio di vivere in un posto molto bello [Laveno Monbello, sul Lago Maggiore, n.d.r.]. Mi basta uscire di casa ed è come essere in vacanza.

Beh, pare che, in materia di vacanze, tu non abbia molte possibilità di farne una vera, visto quello che bolle in pentola...

Eh, già. Sto realizzando contemporaneamente un Texone scritto da Pasquale Ruju e un Gigante di Nathan Never, sceneggiato da Davide Rigamonti...

Tex e Nathan Never? La lista delle testate che “ti mancano” si assottiglia...

Decisamente. Lo considero un bel riconoscimento. La Casa editrice, evidentemente, mi ritiene una “risorsa” di valore: si vede che garantisco un rapporto qualità/quantità accettabile.

Non essere modesto, è vero piuttosto che il tuo stile personalissimo e inconfondibile è sempre capace di armonizzarsi con personaggi e contesti diversissimi.

Detto così suona meglio. Io mi vedo, più che altro, come un professionista che cerca di fare il proprio lavoro con onestà e con impegno. Questo non significa che il fumetto non mi appassioni (se così fosse non farei questo mestiere), ma solo che, per me, l’essenziale è il risultato finale. Conta molto di più delle mie elucubrazioni personali...

In apertura di articolo trovate una gallery con alcune tavole del Maxi Dampyr in anteprima.